Phonegrafie

 


Recensioni dei lettori


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La tua opinione è molto importante sia per me, perché mi da modo di dialogare con te sugli aspetti affrontati nel libro, sia per gli altri lettori per dare loro un orientamento nella scelta del libro o approfondire eventuali aspetti che non ho affrontato secondo il tuo punto di vista









Matteo - Imprenditore

Lettura scorrevole e piacevole che ti porta a riflettere sull'enorme differenza tra una foto scattata con una tradizionale macchina fotografica e una phonegrafia scattata con uno smartphone.
L'autore Gerardo Giordano, con il racconto della sua passione per la fotografia, ha voluto evidenziare le emozioni che una foto scattata con la macchina fotografica riesce a catturare, ad esprimere e a conservare nel tempo. Una foto scattata da uno smartphone, sia esso anche il più moderno e sofisticato, riflette solo quell'attimo fuggente intrappolato e mostrato momentaneamente agli amici ma che è destinato al dimenticatoio, specchio dell'epoca frenetica di cui facciamo parte.



Mariella - Impiegata

Il libro parte dall'esperienza autobiografica dell'autore e dalla sua passione per la fotografia per assumere una connotazione da giallo...
Il quesito è “chi ha ucciso l'emozione nella fotografia e soprattutto perché”...
La risposta dell'autore non ve la svelo... La scoprirete voi... Un libro che mette nero su bianco le domande che molti di noi over quaranta si sono posti sul significato della fotografia e su come questo significato sia radicalmente cambiato nel corso della nostra vita...
Il libro, nella sua essenzialità, esprime tutta la personalità dell'autore: l'attenta riflessione sul significato dei singoli gesti propri e altrui, la cura dei dettagli, perché sono proprio i dettagli che cambiano l'insieme, la gioia della condivisione delle proprie esperienze con gli amici, il garbo e la pacatezza espressiva... Un libro che può vantare un interessante neologismo “phonegrafie” fotografie al telefono... E che ci auguriamo possa essere il primo di una serie, anche di approfondimento tecnico, da parte dell'autore...



Lorenzo - Studente

Hai colto nel segno secondo me, in un momento in cui il termine fotografia si è infalzionato sei riuscito, in maniera molto semplice, a tracciare una linea netta di demarcazione. Complimenti



Mario - tecnico informatico

Del libro, che si legge in davvero poco tempo, mi ha colpito il metodo che definirei “scientifico” per arrivare a rispondere alla domanda: cosa stimola un osservatore a gradire una fotografia. La sperimentazione è durata anni e ha fornito la risposta cercata.
Inoltre si è anche qui rivelato il principio per cui ogni strumento è concepito per un fine e solo utilizzandolo in tal maniera risulta davvero adeguato.



Luca - Educatore

Da ex fotografo ho particolarmente apprezzato questa lettura. È un racconto antropologico che accompagna e fa riflettere, evidenzia le tante piccole, sostanziali trasformazioni avvenute negli ultimi due decenni nel modo di concepire e fare immagine con la luce.



Nicola Giliberti - Da sei mesi lavoratore agile

Gerardo ti prende per mano e ti accompagna in un percorso logico che ha come obiettivo sviscerare un'idea, un'intuizione. Lo fa nel libro come lo ha fatto tante volte al tavolo di un ristorante o di un bar. La lettura è avvincente, piacevole e rivelatrice. Se ne desume una passione, un impegno logico a mettere in chiaro quell'idea che gli è baluginara nel cervello e che il nostro ha voluto condividere. Una lettura quindi che arricchisce e che commuove per la suaspontanea naturalezza.



Caterina - Mamma di Giulia e Vincenzo

Davvero una bella scoperta!! Ho approcciato a questo libricino un po' prevenuta, pensando di trovarmi di fronte a noiose descrizioni tecniche sulla fotografia. Invece si è rivelata una piacevole ed interessante lettura. L'autore raccontando della sua esperienza personale, dagli otto anni ai giorni nostri, descrive l'evoluzione della fotografia, portandoci letteralmente dentro i suoi pensieri e le sue riflessioni personali e donandoci con leggerezza la consapevolezza di ciò che c'è dietro ogni tipo di foto. Da fotografia a phonegrafia è un click, un attimo che dura trent'anni!!



Raffaella - Imprenditrice family

Leggendo phonegrafie all'inizio mi sembrava più un saggio del passaggio dal cartaceo al digitale della fotografia, mi sono ricreduta perché fa riflettere su come il tempo(velocità smartphone) influisce sulla qualità (camera oscura tempi lunghi di attesa). Phonegrafie o fotografie velocità o qualità siamo noi a scegliere e il libro ci fa riflettere sulla velocità del tempo che noi vogliamo tutto e subito a discapito della qualità. Il mio giudizio va oltre, attraverso l'evoluzione della fotografia ci siamo noi involuti diventati pigri perché basta un click e allora siamo noi a scegliere fotografia o phonegrafie.



Ciragina De Roma - Lettrice compulsiva

Ci ho messo un po' prima di scrivere qualcosa su questo libricino.
Pensavo fosse un manuale un po' noioso sull'uso dello smartphone per fare le foto e la cosa che mi ha convinta è stata quella di imparare a scattare foto con maggiore precisione ma... così non è. Continuerò a scattare le mie foto come ho fatto finora anche se la lettura di questo saggio mi ha portato una nuova consapevolezza.
E' quasi un saggio filosofico sui tempi attuali. E' una sorta di elogio alla lentezza che oggi viene vista come un difetto. Oggi vige la regola del tutto e subito. Si è perso il senso dell'attesa che le passate generazioni apprezzavano. Le fotografie di una volta erano fatte di attese lunghissime per permettere alla lastra di impressionarsi. Poi c'è stato l'avvento del rullino e le attese si sono ridotte ma c'erano i tempi dello sviluppo da rispettare.
Poi è arrivato il digitale ed è stato l'apoteosi della fotografia. Se ne scattano tante, centinaia, migliaia, ma quante rimarranno nei nostri ricordi? Il tutto e subito da un lato ci permette di fissare l'attimo ma, altrettanto velocemente ce lo fa dimenticare.
Gerardo Giordano con questo suo saggio ci fa interrogare sul nostro modo di vivere. Noi continueremo a scattare foto con lo smartphone, è sicuramente comodo, ma siamo consapevoli che le atmosfere date dalla macchina fotografica non riusciremo mai a ricrearle.



Guido D'Apuzzo - Fotografo

L'apparente semplicità di scrittura - che caratterizza “phonegrafie” - dal quale il testo attinge iperbole riflessive di non semplice fruizione per chi non addentrato alle problematiche del fotografico, potrebbe trarre in inganno il lettore e far apparire lo scrupoloso e attento lavoro di indagine condotto dall'autore, come un testo di facile fruizione.
Ma ad una non superficiale lettura ci si avvicenda in raffinatezze di pensiero che conduce Gerardo Giordano nel considerare il supporto finale - destinato a codice dialettico fra autore e fruitore - una possibilità univoca di fruizione dell'immagine. Quest'ultima avvalendosi della condivisione “peer to peer” dallo smartphone dell'autore al dispositivo del utente finale, ha il privilegio di uno scarto visivo inesistente, grazie alla possibilità di un mezzo unico che funge sia da generatore dell'immagine che da visualizzatore finale.
Intuizione questa che potrebbe far luce su alcuni aspetti che alimentano un discorso attorno alle pratiche sia analogiche che digitali e alla loro possibile maniera di prendere parte al contesto visivo.
In conclusione direi che “Phonegrafie” diventa a pieno titolo un testo da aggiungere alla ben nutrita lista di saggi che strutturano la letteratura fotografica.



Anna Salsano - Content Curator

Quando hai tra le mani un libro, ti senti padrone di poter fermare la sua voce oppure di scarabocchiare qui e lì parole o frasi che ti suscitano un qualcosa. Se date un'occhiata al MIO PHONEGRAFIE è pieno di note e riflessioni. Alcune volte mi sento in sintonia con l'autore Gerardo Giordano, altre volte mi piacerebbe prendere un caffè con questo particolare personaggio. Ho già avuto la fortuna di poterlo conoscere di persona e, leggendo il suo libro, vi posso assicurare che c'è coerenza tra parole e fatti. Gerardo è una persona che prima di cimentarsi nella scrittura di questo libro, si è posto delle domande per far comprendere al meglio la sua visuale sul mondo della fotografia. Per fare questo ha fatto un enorme lavoro di previsualizzazione. Per chi come me è un dilettante della fotografia, ha solo tanto da imparare da Phonegrafie. Rubando e prendendo spunti per migliorare il suo contenuto finale sia in ambito lavorativo sia in ambito personale e sociale.



Eugenio Gherardi Angiolini - Fotografo d'architettura

Diversi argomenti sono stati trattati in questo testo e hanno sollevato diversi spunti di riflessione. Sicuramente degno di nota il concetto di trasposizione di formato tra visione al mirino e formato di stampa finale. Una persona che ha già una certa dimestichezza con gli apparecchi fotografici effettua già una trasposizione di formato a differenza di chi è poco esperto che non effettua spontaneamente la proiezione dell'immagine sul formato finale. Pertanto questo del mirino lo trovo un argomento sicuramente interessante e avrei approfondito notevolmente il discorso piuttosto che accennarlo soltanto a grandi linee.
Durante la lettura mi ha incuriosito la suddivisione in capitoli e paragrafi, il che mi ha invogliato a scoprire il discoro successivo, discorso che si basava sul contenuto esposto nei paragrafi precedenti, gioco che non annoia il lettore e che mi ha permesso di leggerlo tutto d'un fiato. è ben espresso il concetto che usando lo smartphone non si può avere lo stesso approccio alla fotografia che si ha con la fotocamera: questo concetto che può essere una sorpresa per i neofiti diventa una conferma, o meglio una condivisione di pensiero, per i professionisti del settore fotografico.
La copertina graficamente la trovo poco accattivante (probabilmente riflesso di una formazione prettamente tecnica dell'autore) e per un saggio del genere la trovo poco indicata. Infatti come anche dice l'autore, le persone che fotografano con gli smartphone cercano colori sgargianti, iridescenti, cercano vivacità, ma la copertina sembra poco in linea col contenuto di questo saggio: la lettura del testo si mostra flessibile e dinamica e secondo un mio punto di vista anche la copertina avrebbe dovuto avere queste caratteristiche, dovendo mostrare un aspetto più vivace, più "fresco" al pari del testo.
Da insegnante di fotografia credo inoltre che un libro del genere possa essere usato anche come spunto di riflessione dagli studenti di fotografia della scuola secondaria perchè con i discorsi affrontati l'autore smuove un pò i concetti fotografici odierni. I ragazzi non usano la macchina fotografica, la vedono come un oggetto complesso, estraneo, invece per loro lo smartphone è uno strumento che ormai è diventato una sorta di protesi del braccio. Ma purtroppo anche il cellulare-fotocamera non viene usato in modo non corretto. Ai ragazzi-studenti dico che col cellulare oggi hai la possibilità di avere il reticolo per la composizione in terzi, variare l'esposizione, lavorare sullo sfuocato, etc. Pertanto il cellulare, usato in maniera più consapevole, può diventare un oggetto interessante dal punto di vista fotografico pittosto che limitarlo ad uno strumento che serve ad esempio solo a mandare via social foto di ciò che mangiano. Ho spesso suggerito ai ragazzi di usare lo smartphone come un ottimo strumento da utilizzare come blocchetto per gli appunti: anzichè mettersi lì con una matita a buttar giù un disegno si può scattare una foto-appunto da studiare poi con calma.
Questo libricino quindi spinge a far utilizzare il cellulare in modo più corretto, dando consapevolezza delle sue potenzialità e delle sue limitazioni nei confronti di una fotocamera progettata specificamente per la fotogafia sicuramente più adeguata per generare fotografie.



Articolo su NOC Sensei





Leonardo - Geometra

Date le propensioni tecniche dell'autore e la sua predilezione per la fotografia tradizionale, per 3/4 del libro ho pensato che ci fosse una sorta di astio verso il cellulare e verso il “nuovo che avanza”, anche se il titolo mi suggeriva il contrario.
Il libro mi piace soprattuto perché è scritto da un punto di vista personale che genera una visione particolare.
Non so i riferimenti qualitativi di quali smartphone si tengono considerazione: posso dire che ci sono smartphone di una qualità molto elevata che hanno performance (sebbene inferiori a quelle di fotocamere professionali di migliaia di euro) ben superiori a quelle di fotocamere di qualche centinaia di euro, che anche viste su monitor di grandi dimensioni non fanno brutta figura. Teniamo comunque presente che per la condivisione social la qualità delle immagini viene comunque ridotta...
Il finale del libro è particolare, nel senso che ho l'impressione che l'autore voglia salvare capre e cavoli: “lo smartphone è uno strumento che può usare anche un bambino, qualità non eccelsa, viene usato da utilizzatori fotgraficamente occasionali, etc.” però non mancano numerose osservazioni sui notevoli vantaggi che una tale tecnologia offre.
Molto bella l'impostazione ma soprattutto il fatto che le considerazioni esposte sono personali ed originali, come se l'autore avesse fatto un viaggio e lo avesse raccontato. L'ho letto con tranquillità, velocemente e l'ho trovato di facile lettura... penso sia un bel lavoro, complimenti!



Alfonso Rocciola

Libro che si presta ad una lettura piacevole e piana che pur tuttavia induce a qualche riflessione profonda sui costumi che evolvono.
La metodica galileana pervade l'impianto del testo. L'antico dilemma tra arte e tecnica fà capolino tra le pagine.



Elvis - Consulente di vendita

Negli ultimi decenni la vita è cambiata. Al al giorno d'oggi ci sono molti stimoli in più rispetto a 30 anni fa: c'è uno tsunami di informazioni su tutte le cose, a cominciare dalle professioni, dove sembra che tutti sanno tutto ma alla fine vai nel concreto e vengono fuori tutte le criticità di un tale tipo di conoscenza. Un esempio lo possiamo trovare con la medicina: digito qualche argomento su Google e in due secondi siamo tutti medici, o meglio si crede di essere medico; nasce da qui l'illusione che porta a credere che con un semplice click sul cellulare siamo tutti fotografi. Ma è soltatnto un illusione perché nella realta poi non riusciamo ad apprezzare la foto che abbiamo fatto. E questo argomento l'autore lo affronta in maniera molto marcata in questo testo: una persona fa tante foto ma poi di fatto non le rivede.
Riprendendo il discorso dell'autore, fare una foto negli anni '80 costava tempo, soldi, bisognava andare dal fotografo, etc., tutte operazioni per le quali c'era necessità di impegno, ragion per cui prima di fare una foto ci si pensava parecchio, ed era necessario conoscere i procedimenti. A me piace viaggiare e rivedendo le foto fatte 30 anni fa rispetto a quelle fatte oggi noto una cambiamento nel modo di fotografare. Una volta le foto le stampavo, e le conservavo raccolte in un album: per un viaggio facevo una trentina di foto e quelle erano. Oggi invece sono migliaia e di fatto non le rivedo mai.
Un libro molto scorrevole nella lettura che affronta questi argomenti in maniera semplice e molto diretta.



Carmela - Pensionata

La lettura del libro è stata molto interessante. Mi ha fatto riflettere molto sul metodo di fare le foto... certo che con il telefonino è più semplice ma sono meno studiate.



Articolo su .IT Salerno





Vincenza Ruggia

Ho letto con una certa scorrevolezza, soffermandomi non poche volte a ritrovarmi nelle stesse condizioni di riflessione dell'autore.
Notevole il paragone con le opere d'arte per meglio comprendere le differenze di osservazione.
Consigliatissimo soprattutto alle nuove generazioni che magari possano appassionarsi alla curiosità delle vere foto fatte in una entusiasmante camera oscura.



Enzo Conte - Aikidoka

L'amore per la fotografia è forse una forma dell'amore per la memoria, e l'arte della fotografia una branca della mnemotecnica. Conserviamo le immagini delle cose perché ne vogliamo conservare l'aura. Questa magia a volte pare riuscire: Che Guevara immortalato nella sua eterna giovinezza o il miliziano di Capa che cade col fucile in mano, ma anche le tante foto sbiadite dal tempo che ci sono passate tra le mani e sotto gli occhi.

Il libro di Gerardo Giordano (quasi un diario di formazione), è un viaggio attraverso la tecnica della fotografia e sul cambiamento che la tecnologia ha prodotto sul modo di fotografare. Un tema che sottintende il rapporto uomo natura, e il modificarsi di questa relazione. Scriveva Benjamin (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica): in tutte le arti si dà una parte fisica che non può più venir considerata e trattata come un tempo, e che non può più venir sottratta agli interventi della conoscenza e della potenza moderne. Né la materia né lo spazio, né il tempo non sono piú, da vent'anni in qua, ció che erano da sempre.

Una lettura interessante Phonegrafie per l'intrecciarsi di diversi temi: il passaggio dall'analogico al digitale, il consumo di massa dell'immagine, la sospensione del tempo (tipico della foto) e il suo passare, l'uso sui social delle foto scattate tramite smartphone, senza timori nei confronti della tecnologia ma senza nemmeno reverenza nelle umane sorti e progressive. Un'analisi della tecnica quella dell'Autore legata sempre a riflessioni soggettive: “Potendo scegliere. Mi piace passare il tempo a studiare e lavorare con la fotografia in camera oscura: vale a dire che tra i due sistemi preferisco quello della fotografia tradizionale.”.



Capitano - Lettore Libri

Si apprezza subito la copertina, semplice ed immediata con (in ultima) la giusta breve descrizione del libro e la forbita presentazione dell'autore abbinata ad un proporzionato e coerente ritratto. Il testo discetta sull'aspetto estetico, coreografico, filosofico della fotografia e si snoda attraverso le esperienze personali dell'autore, nel passaggio che lo ha condotto dalla foto tradizionale a quella digitale delle smartphone. Sicuramente interessante il nuovo sistema presentato a pag. 53 del volumetto.
In sintesi è un libro gradevole e descrittivo dell'indole del fotografo/phonegrafo contemporaneo.



Caterina - Architetto

Questo tascabile, di facile lettura, svela il vero significato della fotografia e ne dà interessanti spunti per riflettere.
Un click! Un gesto che con uno smartphone sembra apparentemente così semplice e immediato, ma, come fa notare l'autore, il risultato è una phonegrafia che rimane fine a se stessa... nello stesso momento in cui nasce e immediatamente condivisa, muore.
Ben altra storia la fotografia che rimane viva nel tempo grazie ai suoi lenti processi di realizzazione e condivisione.
Consiglio vivamente di leggerlo così da capire realmente se nell'immortalare un volto, un panorama, un ricordo o un profumo vogliamo farlo da fotografi o phoneografi come ci suggerisce l'autore!



Giovanni - Drone Pilot - Aerial Photography

Non tecnical skills, tradotto: abilità non tecniche. Importanti variabili che influiscono durante uno scatto, che possono trasformare una foto pur tecnicamente eccellente in un capolavoro. Saper inserire in una foto un emozione, uno stato d'animo, una coscienza. In questo volumetto l'autore, senza tecnicismi, attraverso un excursus della sua esperienza, vi farà prender coscienza di queste abilità di cui raramente troverete scritto altrove.



Marisa - Un'assidua lettrice di romanzi!

Un libro insolito scritto in modo semplice, lineare, piacevole. Pur trattando un argomento come la fotografia ti avvince e ti coinvolge fino a leggerlo tutto d'un fiato, immedesimandosi nelle esperienze dell'autore.



Achille - Pianista

In questo libro, l'autore parte dalla sua personale esperienza per raccontare in modo piacevole l'evoluzione del nostro modo di fotografare, che oggi ci porta ad usare lo smartphone al posto della macchina fotografica, e ci fa capire perché è giustificato ed opportuno definire tali immagini non più col termine fotografia, ma col più appropriato termine di phonegrafia.









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